
LA SUA INFANZIA
Gerardo Tintore nacque a Monza verso l'anno
1130 e la sua famiglia era una delle più ricche e nobili della città. La nascita
di Gerardo fu salutata con gioia dai suoi genitori e la sua
crescita fu accompagnata e favorita dalla loro fede grande e dal loro esempio di
vita onesta. Essi affidarono Gerardo a provati maestri perchè avesse una solida
cultura. La regolarità con cui si impegnava negli studi,il suo spirito di
osservazione e la sua bontà lo resero caro ai suoi insegnanti e compagni.
Accompagnato e aiutato in famiglia, spesso si fermava a pregare, ed era
desideroso di ascoltare la Parola di Dio. I genitori di Gerardo erano assai
generosi e il figlio "faceva a gara con loro".
GERARDO COMINCIA LA SUA OPERA
Questa serenità doveva ben presto
essere offuscata dalla morte di entrambi i genitori, a breve distanza di tempo.
Pur molto soffrendo per la sua sensibilità e per l'affetto grande che portava
loro,Gerardo non si scoraggiò, ma raddoppiò la sua confidenza in Dio e la cura
verso i bisognosi. Gerardo era un tipo pratico, di parole misurate, attento più
alla sostanza che alla forma. Erede di un patrimonio sostanzioso, ma ben aiutato
dai genitori a dare alle ricchezze il giusto valore (il denaro è un ottimo
servitore, ma un pessimo padrone!) e a giudicare la vita in rapporto
all'eternità, Gerardo dichiarò che intendeva consacrarsi a Dio nella carità:
inutilmente i suoi parenti cercarono di dissuaderlo. Di buon mattino, quando
ancora la città era assopita nel sonno, Gerardo si recava in chiesa per la
preghiera. A casa poi lo aspettavano in tanti e insieme ai conversi,
rassettava,assisteva i malati giorno e notte. Egli li visitava più volte al
giorno, vigilando su tutto e tutti. La porta della casa paterna di Gerardo, ora
trasformata con un atto ufficiale in ospedale, era sempre aperta e nessun
ammalato veniva respinto.
LA CASA TRASFORMATA IN OSPEDALE
PER TUTTI
Era particolarmente attento alle forme più gravi e non
venivano esclusi neppure gli ammalati di lebbra. Date le frequenti carestie,
poveri e senza tetto si rivolgevano a Gerardo per aiuto ed egli non si limitava
ad accogliere chi aveva bisogno,ma girava per la città e le terre vicine e
tornava spesso a casa portandosi a spalla qualche infermo perchè Gerardo sapeva
bene che la povertà è pudica e non si espone in pubblico. Nell'ospedale
trovavano alloggio anche i pellegrini in viaggio verso i santuari di Roma,
Palestina, Spagna. E non mancava l'accoglienza agli orfani, o ai bambini dei
malati. Nell'ospedale le converse si occupavano di loro come mamme. Ecco l'opera
di Dio una meraviglia ai nostri occhi! L'ospedale di Gerardo ha reparti medici e
chirurgici, e' ricovero per i pellegrini,orfanotrofio,casa di riposo per i
vecchi e meta desiderata di ognuno che sia provato dalla malattia del corpo o
del cuore.
LA PREGHIERA SOSTIENE IL SUO
OPERATO: IL MIRACOLO DELLE CILIEGIE
In tutto questo lavoro, questa opera è ben visibile la ragione che
muove Gerardo: tutta la sua vita è una preghiera continua. Infatti compie ogni
cosa con Dio e per Dio, sempre consapevole di essere alla Sua presenza e in Sua
compagnia. "Cammina sotto il mio sguardo e sarai perfetto" . Gerardo amava
pregare anche di notte ma i custodi della chiesa non erano sempre d'accordo a
concedergli il permesso di restare lì. Gerardo un volta promise loro, in cambio
del permesso, un cestino di ciliegie. I custodi accettarono, e chissà con quali
pensieri in testa..... Era dicembre,dove avrebbe potuto raccogliere le ciliegie?
Al mattino invece,il cestino di ciliegie c'era! Ecco perchè nelle
rappresentazioni di Gerardo, sul suo bastone ci sono delle ciliegie.
LA DISPENSA MIRACOLOSA PIENA
Molti sono
i segni che il Signore ci dà attraverso la vita di Gerardo. Avvenne che nei
magazzini dell'ospedale non era rimasto che un sacco di frumento e una misura di
vino. Il converso che distribuiva gli alimenti era pieno di paura, ma il santo
gli ricordò che Dio è provvidenza e gli ordinò di tornare serenamente a
distribuire i viveri mentre lui pregava. Il converso era piuttosto titubante ma
tornato al granaio lo trovò così pieno di grano che non riusciva ad aprirne la
porta, in cantina le botti colme di vino.
L'ATTRAVERSAMENTO DEL FIUME
LAMBRO DURANTE L'ALLUVIONE
Un'altra volta, S.Gerardo tornava
all'ospedale dopo essere stato alla basilica di S.Giovanni a pregare, come di
consueto. Il fiume Lambro, terribilmente ingrossato,aveva fatto crollare il
ponte e le acque minacciavano l'ospedale. S.Gerardo implorò l'aiuto di Dio e di
S.Giovanni e steso il suo mantello sulle acque, vi salì e su di esso passò il
fiume. Ancora fiducioso nell'aiuto di Dio, comandò alle acque che rispettassero
l'ospedale. E quelle, pur rasentando muri e soglie, non entrarono nel recinto.
LA SUA MORTE SEGNA L' INIZIO
DELLA DEVOZIONE DEGLI OLGIATESI
Alla morte di S.Gerardo (6 giugno 1207) , tutta Monza si strinse attorno a lui e
il suo corpo venne deposto in una fossa comune nel cimitero. I primi a
pellegrinare alla tomba di Gerardo fummo noi olgiatesi, grati per essere stati
liberati da una brutta malattia, chiamata sincoposi. Si dice che questa malattia
colpisse il cuore, o il cervello. Gli olgiatesi erano talmente malridotti che
non riuscivano nemmeno ad aiutarsi l'un l'altro. Su consiglio di un santo
eremita, di nome Manfredo alcuni olgiatesi si recarono a Monza (erano passati
quaranta giorni dalla sua sepoltura) per venerare S.Gerardo e raccomandarsi a
lui . Decisero di impegnarsi con voto a visitare ogni anno, inviando ogni
famiglia almeno un rappresentante,la tomba di quel santo sconosciuto, se fossero
stati liberati da quella malattia . Le loro preghiere furono esaudite ed essi,
giunti a Monza, tolsero il santo dalla fossa comune e ne misero il corpo in
un'arca di pietra, nella chiesa di S.Ambrogio. Da allora, dal 1207, gli
olgiatesi hanno tenuto fede a questa promessa. Per tre volte, nell'anno
liturgico, la preghiera della comunità di Olgiate si rivolge in modo più
evidente al suo santo: l'ultima domenica di gennaio, scelta perchè tanti anni fa
i nostri uomini, muratori, prima di ripartire emigranti, affidavano sè stessi e
le loro famiglie a S. Gerardo; il 25 aprile con il pellegrinaggio a Monza, dove
si conserva il corpo; il 6 giugno, festa liturgica di S.Gerardo.
Il motto di San Gerardo fu :
"Preghiera e carità": vuoi provarlo su di te?