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ORATORIO: volti e storie
Quello che sto scrivendo vuole essere una serie di riflessioni circa le situazioni e le persone che sono presenti nel nostro oratorio. Tante volte mi capita di parlare con coloro che "girano" in oratorio e che collaborano nelle varie attività. Sono sempre più convinto che la diversità dell'altro, nonostante come si pensi, risulta sempre una ricchezza che va condivisa, una ricchezza che ci obbliga a confrontarci con qualcuno diverso da noi stessi e con il quale dobbiamo vivere la logica, a volte un po'strana , del vangelo. Tante volte ho davanti ai miei occhi volti di persone che stanno crescendo e che non si arrendono davanti alle difficoltà che incontrano; persone e famiglie che non cercano una soluzione immediata alle loro difficoltà, ma che cercano qualcuno disposto all'ascolto e alla condivisione. Mi risuona quella richiesta della lettera di san Paolo ai Galati che ricorda di farsi carico dei pesi degli altri ( Gal 6,2); l'esame di coscienza è necessario per poter comprendere quanto stiamo vivendo il vangelo e in che direzione stiamo camminando nella nostra vita spirituale. L'oratorio, con le persone che lo rendono vivo, deve farsi attento alla condivisione e al dialogo vero ( l'esperienza ci dice che tante volte, forse troppe, accade che le cose vengono capite o riferite in modo errato e questo a sua volta, genera confusione e non-
Oratorio: diversi ma per un progetto comune
Alcune righe di riflessione per ricordarci quello che siamo chiamati a vivere. In oratorio tante sono le persone che lavorano, prestano servizio, mettono a disposizione le loro competenze e il loro tempo credendo che così facendo si contribuisce a fare del nostro oratorio un luogo dove si vive il vangelo. Ci sono pagine del vangelo che sono impegnative, che ci chiamano ad una conversione concreta nei pensieri e nei gesti. Il termine che il cristiano deve prediligere è il verbo AMARE, sapendo che si può giungere a questo solo percorrendo la strada che il Signore ha già tracciato e che ci chiede di vivere dietro a Lui. Questo tempo di Quaresima è senza dubbio un tempo di esercizio per svolgere questo impegno. La classica domanda non può mancare: quale impegno di quaresima mi sono preso? Perché la fede senza le opere è morta… la sapienza ci dice che l'impegno da prendere deve corrispondere a tre criteri: l'impegno deve essere uno, concreto e realizzabile, altrimenti vogliamo fare il passo più lungo della gamba… chi è fedele nel poco è fedele anche nel molto… insomma dobbiamo fare proprio un serio esame di coscienza. Guardando alla realtà dell'oratorio ci si accorge spesso che il modo di pensare è differente, ma questo non deve risultare un problema. La diversità non deve essere vista necessariamente come un problema ma può essere invece considerata come una ricchezza. L'altro, diverso da me, mi arricchisce con la sua esperienza, l'importante è che il suo modo di agire concorra a costruire una logica di condivisione laddove è possibile puntando in modo particolare sulle cose che uniscono più che quelle che dividono. Il vangelo è chiaro a questo proposito… Da come vi amerete riconosceranno che siete miei discepoli. Quanto ci vogliamo bene allora? Cosa facciamo per puntare in alto nella nostra vita? Tante volte le ferite che gli altri ci provocano ci lasciano indifferenti e quasi annoiati, perdiamo così la bellezza e la novità dell'altro che mi sta accanto e delle situazioni ordinarie che posso, con gli occhi del Signore, risultare nuovi momenti di Grazia. Il vangelo di questa domenica ci richiama la samaritana al pozzo che, scoperta l'acqua viva, lascia la brocca delle sue certezze per raccontare chi ha incontrato. Che debba essere così anche per noi? È chiara in noi la consapevolezza che dobbiamo, con la vita, raccontare la presenza di Dio nella nostra storia? Tante domande possono nascere da questi quesiti.. proviamo a dare risposta almeno ad alcuni di questi… buon cammino in questa quaresima che galoppa…
Don Silvio
Famiglia, catechesi e oratorio
In questo periodo ho avuto modo più volte di confrontarmi con vari gruppi di genitori per quello che riguarda la dinamica e la proposta della catechesi in vista dei sacramenti. È sempre un momento importante per me nel quale ci si accorge come e quanto sia preziosa l'educazione alla fede per i nostri ragazzi. In un periodo in cui la fede sembra essere fuori moda, dobbiamo riscoprire la bellezza dell'essere cristiani e, perché no, anche la fatica dell'esserlo. Per quello che riguarda la bellezza dell'essere cristiano penso che parlare, confrontarsi e raccontare anche un po' le proprie opinioni sia un'occasione che la Provvidenza di Dio ci dona per ridirci quali sono i binari da seguire per giungere più speditamente al Signore Gesù nel viaggio della nostra vita. Non è facile scendere in campo, è una fatica da compiere perché la nostra vita sia un dono per gli altri. Chiara è la preoccupazione di alcune famiglie per quello che sarà dei loro figli un domani ed è proprio su questo aspetti che la catechesi e l'oratorio possono essere punti forti. L'ambiente cristiano con "i suoi ritmi e le sue regole" (leggiamo queste due parole in senso positivo) favorisce la vera condivisione e fa comprendere con più facilità la bellezza dell'essere amici di Gesù e figli di un Padre appassionato dell'uomo. Sarebbe bello che questa sinergia tra famiglia, catechesi e oratorio cresca sempre di più per formare uomini e donne, cristiani autentici; individui capaci di mostrare la meraviglia di una vita vissuta come il vangelo chiede e una carità che non è semplicemente dare ma un "darsi" agli altri ad imitazione di Gesù che non è venuto nel mondo per farsi servire ma per servire… negli incontri che mi è capitato di vivere con i genitori ci siamo soffermerai tante volte sulla necessità della messa domenicale e dell'incontro personale con il Signore Gesù. La famiglia di questo ne è responsabile e la parrocchia ha il dovere di presentare il vangelo il più vicino possibile alla realtà familiare. Insomma tutti dobbiamo metterci del nostro con la consapevolezza che il Signore non si tirerà indietro. Una buona preparazione allora è preghiera, dialogo e verità… ma di questo magari ne parlerò un'altra volta… a tutti un buon cammino in questo nuovo mese che si apre davanti a noi
Don Silvio
Oratorio: prospettive e idee
Mi trovo a scrivere queste righe di vita olgiatese per condividere con voi alcune prospettive e idee per il prossimo tempo. Abbiamo iniziato da poco un nuovo anno civile e il tempo che si presenta davanti a noi è carico di impegno e di possibilità. Una premessa necessaria per inquadrare il discorso che voglio fare con voi. Analizzando e pensando a tante dinamiche che si creano in oratorio mi sono convinto che bisogna dare una qualità precisa alle relazioni che in esso si vivono. Ho avuto modo di confrontarmi con i nostri animatori per far comprendere loro a quali sforzi e a quali ricchezze possiamo giungere insieme. Penso all'autenticità delle relazioni che abbiamo. Cadiamo troppe volte nella tentazione di cambiare per piacere agli altri. Non si può mai costruire qualcosa di solido se non si è leali e veri. Mi chiedo se vale la pena mostrarsi diversi da come si è per fare parte di un "gruppo". Che cosa racconto di me se mi mostro diverso da quello che sono? Come posso pensare di conoscere gli altri se non scendo in campo chiedendo ( forse pretendendo) di conoscere veramente chi ho accanto? Quante relazioni si sono sfasciate perché non si è stati veri! Occorre il coraggio di faticare per rimanere coerenti con quello che si pensa, in ascolto di quello che gli altri mi dicono ma anche rifacendomi alla strana logica di quel Gesù che mi dice che c'è più gioia nel dare che nel ricevere, che si può perdonare sempre… si può anche giungere ad amare chi non sopportiamo…. La prospettiva dentro al quale chiederò di muoversi nei prossimi mesi in oratorio sarà proprio questa, provare a far rifiorire un po' di verde là dove l'egoismo e l'orgoglio hanno inaridito i cuori e le relazioni con gli altri. La prospettiva dentro la quale guardare è quella di non prestare subito attenzione a quello che occorre "fare", ma principalmente e primariamente su chi si è. Persone che fanno? O persone che si raccontano nelle cose che fanno? Quale delle due linee pensi sia la più importante? In un oratorio come il nostro, dove si corre nelle varie attività, occorre fermarsi e chiedersi che senso ha fare se poi non ci si riconosce come fratelli e ci si vuole bene come Gesù insegna. Anche gli apostoli erano differenti tra di loro però riuscivano a stare insieme come il Signore ha insegnato loro. E poi… una considerazione forse un po' amara per qualcuno… sembra che a volte si faccia fatica a capire veramente cosa uno dice e si legge dietro alle parole espresse una volontà che non corrisponde a realtà. Questa condizione fa parte dell'essere diversi ma non basta come giustificazione. Dobbiamo imparare che quando non è chiaro qualcosa occorre fare chiarezza il prima possibile evitando magari di cadere nella mormorazione, nell'indifferenza o addirittura nella divisione. L'esperienza insegna che così non si costruisce nulla ma al contrario si demolisce. Allora occorrono coraggio nel raccontarsi e chiarezza nelle relazioni avendo come bussola il Vangelo del Signore. Siamo cristiani perché vogliamo fare del suo stile il nostro stile… convertire cioè ciò che di storto c'è in noi. E gli altri? Possono cambiare? Lo sa Dio! Io faccio ciò che devo per essere migliore ogni giorno sempre di più. Dobbiamo salvaguardare il nostro cuore che non deve mai smettere di amare altrimenti si rattrappisce. Mettiamo nella preghiera le nostre preoccupazioni e lasciamoci guidare dall'incontro con il Signore Gesù. Altrimenti perdiamo solo tempo e investiamo energie in qualcosa che non porterà frutto! Sono troppo diretto? Spero di si!
A presto! in attesa di vivere con voi le meravigliose avventure che la Provvidenza di Dio ha preparato
Don Silvio
Oratorio: a cosa bisogna guardare?
Una breve riflessione, quella che vi propongo, per riflettere ancora un po' sul nostro oratorio e sulle attività che vogliamo fare insieme. In questo tempo mi sono trovato spesso con gruppi di genitori dei ragazzi di catechismo e con loro ci siamo confrontati sulle decisione e le priorità che la famiglia, insieme alla parrocchia deve avere per un'educazione cristiana dei figli. Ci siamo accorti che è presente una disaffezione alla religione e al cammino di fede che segue gli anni dei sacramenti. Sembra proprio che lo svolgersi del cammino catechistico abbia come meta il sacramento della Cresima e che poi non si senta più l'esigenza di una partecipazione alla vita di fede. Mi chiedo: a cosa bisogna guardare? Forse al modo con cui leggere quello che ci capita e quello che ci viene proposto. Si può dividere la fede dalla vita? Il cristiano può considerare questa logica per la propria vita o per la propria famiglia? Uno potrebbe rispondere che si può fare tutto nella vita.. che la libertà che la nostra religione ci mostra ci lascia liberi di scegliere… ma è proprio così? Forse dobbiamo riconoscere che l'Amore in un certo senso vincola. Porto questo esempio per non correre il rischio di essere astratto. Se io voglio bene ad una persona e mi piace stare con lei, allora il dovere e il volere coincidono. Io voglio stare vicino a qualcuno che mi rende felice e devo stare con lui (lei) per essere contento. Sono troppo ingenuo a pensare che questa corrispondenza deve esserci anche in ambito e in materia della fede? Quanta adesione al vangelo vivo nella mia vita? Sono testimone credibile del vangelo? Oppure sono spesso in contraddizione con esso? Ecco a cosa bisogna guardare! Siamo chiamati a fare della nostra vita una testimonianza… mi ritorna spesso quella frase del vangelo che mi dice… gratuitamente hai ricevuto, gratuitamente dai… le attività che l'oratorio propone dovrebbero andare in questa direzione… l'azione di animazione e di organizzazione nascono ( almeno nel progetto) dalla volontà di ridare un po' quello che il Signore ci ha donato, talenti compresi. Metterli a disposizione degli altri risulta un modo buono per trafficare le nostre qualità e rendere visibile quella comunione che vado all'altare a ricevere. Allora a tutti un buon Natale e buon cammino in questo tempo che si apre davanti a noi
Don Silvio
ORATORIO: COME LUI CI INSEGNA
Eccovi di seguito alcune righe per richiamare quello che il Signore ci ha detto. Abbiamo appena passato la solennità dei Santi e la commemorazione dei cari defunti. Due feste nell'anno liturgico che ci richiamano un'unica meta: il cielo… e un unico traguardo : la santità! Ma la santità è ancora qualcosa di possibile? Si può ancora credere che questa parola interessi ogni cristiano? Ogni discepolo del Signore Gesù? una parola che interessa anche noi? Come poter sperare di diventare santi nella nostra comunità? Nel nostro oratorio? La santità è la logica conseguenza della familiarità con il Signore Gesù. La preghiera quotidiana, la messa domenicale e la confessione con una certa frequenza, ci aiutano a riconoscere la meta della santità come un traguardo possibile per ogni uomo. È Lui ci trasforma in se stesso, il cristiano prende vita e luce dal Cristo stesso. Che cosa ci insegna Gesù? A farci prossimi degli altri spendendo un po' del nostro tempo nell'ascolto e nella condivisione di ciò che si vive. Condivisione anche con chi non sopportiamo, con chi non ci sta molto simpatico o la pensa diversamente da noi. Amare non è un verbo facile da vivere ma non dobbiamo mai dimenticare che con il Signore Gesù tutto diventa realizzabile. Gesù ci insegna così! Quale attenzione ho alle persone che sono con me in oratorio? E con quelle che "sono fuori" da questa realtà? Non possiamo permetterci di perdere la credibilità del vangelo, dobbiamo quindi fare tutto il possibile perché la nostra vita richiami il Vangelo. Non accontentiamoci di condividere le logiche della comodità e del successo, cristianamente non possiamo conciliare questi due aspetti con l'umiltà e la trasparenza di Gesù. Insomma dobbiamo veramente imparare a fare le cose che facciamo come Lui ci insegna. Da che parte iniziare? Proviamo a prendere un impegno preciso per una presenza significativa nel nostro ambiente. Cuore in mano e intelligenza audace per discernere ciò che il Signore chiede.
A tutti buon cammino in questo mese di novembre
Don Silvio
Oratorio: dove si realizza il Vangelo
Un titolo un po' impegnativo quello che ho scelto per questo articolo di Vita Olgiatese. Questa premessa vuole esprimere la meta del cammino che ognuno di noi vuole compiere. La vocazione di ogni cristiano deve poi giungere qui. Fare della propria vita un continuo richiamo a Dio. Ripenso ai mesi passati in oratorio e sono convinto ancora di più che ognuno di noi non deve perdere di vista la consapevolezza che attraverso il proprio operato ognuno collabora a rendere visibile il vangelo oggi… nella nostra realtà oratoriale. Mi chiedo quali possano essere gli strumenti e gli ambiti che ci permettano di mostrare che il vangelo di Gesù è qualcosa di possibile. Me ne vengono in mente alcuni: la vita data dai sacramenti; la messa domenicale con la preghiera personale ci trasformano da persone che compiono dei riti a testimoni credibile che vivano un'esperienza che li trasforma. Ogni volta che andiamo a messa noi riconosciamo la presenza di Gesù, ci impegniamo ad ascoltare la sua Parola e chiediamo la grazia di vivere il più possibile quella comunione che andiamo all'altare a ricevere per poi portarla concretamente nel servizio degli altri. . La confessione sacramentale ci rimette " a nuovo", ci fa rompere con il peccato, che divide e abbruttisce e ci riveste della dignità che ci è propria, quella di figli riconciliati con il Padre. Se penso agli ambiti dove presentare il vangelo mi scorrono nella mente i vari luoghi nei quali prestiamo servizio. In oratorio per il compito che abbiamo dobbiamo tendere alla concordia, alla pace anche "sopportiamoci" a vicenda nelle diversità di quello che siamo ( anche gli apostoli erano diversi tra loro ma riuscivano a stare insieme perché c'era Gesù che li aveva conquistati). Lasciamoci conquistare da Gesù , non esitiamo ad aprire il cuore alla sua Grazia. Una provocazione che può esserci buona per rivedere alcuni aspetti della nostra vita. Cosa posso fare per recuperare o rinverdire le relazioni difficili? Sapendo che io sono responsabile ( nel senso più bello) di quello che riguarda me… ad ognuno, con la sua libertà, le proprie scelte. Mettiamo davanti al Signore le nostre fatiche e le nostre gioie, per l rima chiediamo aiuto per superarle e per le seconde non dimentichiamo mai di ringraziare. A tutti un buon cammino in questo tempo impegnativo che si apre davanti a noi.
Don Silvio
Oratorio: Tempo che corre
Intitolo così questo breve articolo perchè vorrei provare a farvi riflettere sul tempo che corre e come il tempo che viviamo sia veramente un'esperienza di Grazia. Nelle molte attività programmate l'attenzione che dobbiamo avere è soprattutto riferita alle persone che frequentano questo luogo o che si presentano dentro l'oratorio per la prima volta. Il tempo che corre ci impegna a creare uno stile di condivisione e di responsabilità perché la realtà nella quale siamo possa veramente testimoniare l'incontro con il Signore Gesù. Quello che costruiamo in questo tempo porterà frutto con l'aiuto di Dio e più le relazioni saranno autentiche più costruiremo un luogo che diventerà significativo per chi lo abita. I nostri bambini, ragazzi hanno bisogno di vedere e confrontarsi con persone più grandi che gli mostrino la bellezza dell'essere cristiani. Noi siamo d'esempio… in bene e in male… a seconda di come ci comportiamo lasciamo in chi ci guarda un segno. Dobbiamo allora impegnarci con tutto noi stessi a fare bene il bene e ad evitare il male. Dobbiamo costruire relazioni vere e capaci di ascoltare chi ci sta accanto. In questo tempo che corre dobbiamo imparare ad utilizzare le occasioni che ci vengono date, alcune ritornano, ma altre non tornano più. Insieme è più bello e se stiamo attenti a ciò che ci capita ci accorgeremo come il Signore passa nella nostra storia e come ci accompagna lungo il nostro cammino. Occorrono allora occhi aperti per vedere le necessità del presente e mani pronte ad aiutare per i vari bisogni. Di lavoro ce ne è sempre, non corriamo il rischio di rimanere disoccupati. In questo tempo che corre spendiamo le nostre energie per dare il massimo, non è importante riuscire sempre, quanto invece tentare senza mai demordere. Il vangelo di domenica scorsa ci esorta a chiedere sempre senza mai stancarci… allora avanti fiduciosi, il Signore ci è vicino e ci dona la forza per compiere ciò che dobbiamo! A tutti un buon cammino di ripresa in questo nuovo periodo del nostro oratorio.
don Silvio
RINGRAZIAMENTO
È necessario e doveroso ringraziare tutti per la vicinanza che avete dimostrato a me e alla mia famiglia per la morte del mio caro papà. Sapere che tante persone si sono trovate a pregare per me e la mia famiglia è per me motivo di consolazione e di forza. Ricambio la preghiera per voi e camminiamo insieme per essere nuovamente testimoni dell'incontro con il Signore Gesù.
don Silvio e la sua famiglia
Oratorio: come scendere in campo!
La riflessione che voglio offrivi su questo nuovo numero di Vita Olgiatese riguarda un po' il modo con cui dobbiamo scendere in campo in oratorio e nelle varie attività che ci vengono proposte. Alla luce delle attività che abbiamo svolto in questo periodo mi sembra bello evidenziare alcuni atteggiamenti necessari perché il nostro scendere in campo sia efficace il più possibile per una comunione viva e reale come ci insegna il Signore Gesù. Esistono modi di pensare differenti che tante volte si presentano nello svolgersi delle attività, alcune provocazioni ci possono aiutare a fare une esame di coscienza. a) quali sono le motivazioni che mi spingono a fare servizio in oratorio? A titolo di chi svolgo un servizio? So quale è il progetto che si è pensato per costruire l'identità di oratorio non solo come quel luogo dove si fa attività ma dove soprattutto si vuole vivere uno stile particolare? Eccovi di seguito, a mio parere, alcune attenzioni da avere e atteggiamenti da vivere.
L'ascolto autentico dell'altro. Tante volte non prestiamo la giusta attenzione alle cose che gli altri dicono e, a volte, non prestiamo attenzione neanche a chi è con noi. L'indifferenza uccide le relazioni molto più che qualche litigata.
La seconda condizione deve essere la verità che si concretizza nella carità (cioè l'andare verso l'altro) e la correzione fraterna che significa a volte anche andare in opposizione all'altro però non come giudice spietato degli altri ma come persona che vuole amare veramente e non si sottrae al confronto. Sono sempre più convinto che solo se impariamo a dirci le cose in faccia e non alle spalle allora diventeremo uomini e donne autentiche e testimoni di quel Signore Gesù che è la Verità stessa che il cristiano deve prendere come esempio. Personalmente penso che si debba lavorare tutti insieme in questa direzioni, ognuno con il proprio ruolo e non è giusto che sia un carabiniere che passa in oratorio perché altri non fanno ciò che devono e, al contrario, non dovrebbe esserci neppure un'assenza di regole perché si pensa che il luogo sia per tutti a qualsiasi costo! Come consueto aspetto considerazioni e opinioni su queste poche righe. In attesa di continuare a scrivere sul prossimo numero di vita olgiatese ( chi tace acconsente? O non dice niente?) fatemi sapere
Don Silvio
ORATORIO: imparare a guardare oltre
Mi trovo a scrivere queste righe di vita olgiatese con, alla memoria, alcuni dialoghi e colloqui personali avuti in questi giorni. Prendete queste parole come una condivisione di quello che ho pensato. In un luogo come l'oratorio è molto importante vivere uno stile che richiama la logica di Gesù. L'ambiente che dobbiamo sentire sempre più nostro esprime una mentalità e una logica che è portata dai nostri comportamenti e dalle nostre scelte pratiche. Dobbiamo imparare a guardare oltre. Quale senso do a questa affermazione? Eccolo di seguito: non dobbiamo fermarci e considerare solo quello che accade o che ci sembra di percepire nello svolgersi delle attività e delle relazioni con gli altri. Occorre sempre provare a distinguere il senso delle scelte che gli altri compiono e non avere la pretesa di comprendere subito il significato di quello che l'altro fa. Una condizione indispensabile per riuscire a guardare oltre e leggere le situazioni in modo corretto è il dialogo che deve avere delle caratteristiche precise: un dialogo franco, autentico che punta a costruire più che a demolire. Un dialogo che parte dal lasciarsi mettere in discussione per accogliere la bellezza e la novità dell'altro. Il Signore Gesù ci chiede di essere responsabili delle nostre scelte e dei nostri comportamenti. Attraverso questi noi costruiamo una logica che mira ad irrobustire le nostre relazioni o che altrimenti le affossa ( se mi permettete questa espressione). Imparare a guardare oltre vuol dire considerare i punti di forza dell'oratorio ovvero la sua capacità aggregativa e il suo stile di condivisone e di comunione che non deve mai mancare. Non siamo "un'agenzia sociale" che propone delle attività. Ma siamo la più grande espressione parrocchiale che educa i giovani e gli adolescenti ad uno stile evangelico e di condivisione. Questa alta pretese non la si può raggiungere da soli non lo può fare il prete da solo e non lo possono fare neppure un gruppo esclusivo di persone. Si è chiesa (e noi vogliamo esserlo!) quando ognuno mette insieme i propri talenti e le proprie capacità, quando si impara a lasciarsi guidare dalla Chiesa che ha il compito di custodire ed alimentare la fede dei cristiani. Solo così scopriremo che imparare a guardare oltre è possibile. Daremo nuovo vigore Alle nostre relazioni e alla bellezza della nostra quotidianità. Siamo in cammino insieme per rendere visibile e meraviglioso ( inteso come: suscitare meraviglia) il vangelo; mostrando che questo può essere concreto e vissuto da chi segue il Signore. Allora buon cammino in questo tempo di Pasqua tempo del dono dello Spirito e della comunione tra di noi.
Don Silvio
ORATORIO: DARE AVERE
Queste due nuove parole ci guidano nella riflessione che voglio proporvi in questo numero di Vita Olgiatese. Tante volte mi interrogo su come devono essere le relazioni umane tra persone che camminano insieme e vogliono costruire un progetto comune. Con quali occhi accostare e guardare a queste due parole? Due prospettive: a) dal punto di vista umano io compio qualcosa e spendo energie per qualcosa che mi fa star bene e che mi rida' qualcosa in cambio. Spendo tempo, energie, libertà perché mi possa sentire gratificato o con la coscienza a posto. C'è sempre la tentazione di fare per avere in cambio qualcosa, con la consapevolezza che tante volte la risposta o il ritorno non giunge dagli altri o dalle cose che faccio (e si può innescare un senso di fatica e di scoraggiamento). Il mio servizio in parrocchia, in oratorio che prospettiva deve avere? Quale è la motivazione per cui svolgo il mio sevizio e spendo il mio tempo? B) se confronto queste due parole con il vangelo mi viene subito alla mente una frase del vangelo che dice .. dopo che avete fatto tutto quello che dovevate riconoscetevi servi inutili. Questa frase è un po' uno schiaffo al nostro egoismo e alla nostra superbia, ma il Vangelo ci provoca e ci indica quale strada percorrere per riscoprire la bellezza della proposta di Gesù. Quale deve essere allora mia preoccupazione nella vita: dare o ricevere? Anche le relazione che abbiamo in questo ambito possono essere riscoperte con un parametro differente. Io do agli altri perché qualcun'altro in modo gratuito e immeritato dona a me. Il debito (se mi passate questo termine) che abbiamo nei confronti di Dio non può lasciarci tranquilli. Forse dobbiamo proprio misurare il nostro modo di vivere con il modo con cui Dio ci tratta. Come Lui così siamo chiamati anche noi a fare… certo che parole come: gratuità, disinteresse e dono, non sono facili da comprendere e da vivere. Però con l'aiuto del Signore Gesù possiamo imparare a percorrere questa nuova strada. Alcune domande per lasciare aperta la questione: che ruolo ho all'interno della comunità parrocchiale? Quanto sento il senso di appartenenza ad una comunità? Che cosa mi aspetto in cambio per quello che faccio?
A tutti un buon cammino e buona Pasqua nel Signore Risorto!
Don Silvio
La visita del Vescovo Diego alla nostra Parrocchia
Nei giorni dal 22 al 25 gennaio 2010 la nostra parrocchia ha avuto la Grazia di vedere camminare sulle sue strade il nostro Diego. Come pastore egli ha voluto conoscere i collaboratori della parrocchia dall'oratorio e oltre, strumenti preziosi che permettono alla nostra realtà di vivere e di divenire sempre più luogo di educazione nella fede e cartina tornasole per la verità delle nostre relazioni . Il nostro vescovo ha condiviso un po' del suo tempo ascoltando i vari collaboratori ; penso all'incontro tenuto in teatro Aurora venerdì 22 con i ragazzi delle superiori, con i giovani e con i collaboratori dell'oratorio; ci ha esortato ad essere strumenti di Dio per essere un linguaggio comprensibile a chi ci è accanto. A contagiare con l'entusiasmo giovanile i vari ambiti della nostra parrocchia e in modo privilegiato l'oratorio; penso all'incontro che ha tenuto con le associazioni presenti nel territorio e come ha esortato ad essere collaboratori per il bene comune in una vera logica di solidarietà e di trasparenza; infine ripenso all'incontro con tutti i collaboratori della parrocchia ( in un temine preciso "la comunità apostolica" ). A chi si è presentato in teatro Aurora quella domenica pomeriggio, ha richiamato l'importanza e la necessità di una collaborazione tra laici e presbiteri in una chiesa che è resa visibile in modo autentico dal nostro modo di volerci bene; riconoscendo che la carità la si esercita in un servizio spesso silenzioso e poco appariscente. In modo chiaro poi ha richiamato l'esigenza di una formazione costante. La lettura del vangelo in modo continuato e per più volte; la partecipazione alla messa domenicale e la quotidianità della preghiera personale sono stati solo alcuni dei temi che ha trattato. Ci ha dato, insomma una linea chiara dentro la quale muoversi. Senza dubbio poi arriveranno nuove disposizioni, annotazioni che aspettiamo con gioia per percorrere, in modo più spedito, il cammino cristiano che ci deve caratterizzare. Potete scaricare sul sito alcune foto e tenervi aggiornati sulle attività previste…
A tutti un buon cammino e un grazie a chi rende possibile le varie attività e scende in campo in prima persona per condividere i valori che Gesù ci insegna.
Don Silvio
Oratorio: tempo di programmazione
Queste righe per presentare un po' a tutti il lavoro che abbiamo fatto con alcuni ragazzi delle superiori all'inizio del mese di settembre. Ci siamo fermati tre giorni davanti alle attività e alla realtà dell'oratorio per analizzare le varie componenti e cercare di sperimentare soluzioni appropriate per rendere la vita dell'oratorio ancora più viva. La mia vuole essere un po' una cronaca di quello che abbiamo svolto.
Insieme: Oratorio e animatori
Innanzitutto ho voluto portare con me i ragazzi delle superiori perché sarà con loro, in modo particolare, che lavoreremo per le varie attività dell'oratorio. Penso sia un modo buono per farli sentire partecipi e protagonisti delle dinamiche e delle gioie (anche…delle fatiche) che vivremo durante questo nuovo anno parrocchiale. Abbiamo riflettuto sulla realtà dell'oratorio e ci siamo soffermati sull'idea che l'oratorio prima di essere una struttura che offre un servizio deve essere uno luogo con uno stile ben preciso. Non è sufficiente organizzare attività per tenerci occupati od occupare gli altri. Occorrono scelte specifiche finalizzate alla crescita non solo della realtà umana delle persone e dei ragazzi ma anche e in modo particolare dello sviluppo della coscienza cristiana e di quei valori che derivano dal vangelo. Chi entra in oratorio dovrebbe respirare questo "clima". La seconda grande riflessione che ci ha coinvolti e scaldati anche un pò è stata sulla figura dell'animatore. Cioè di colui che "presta servizio" in ambito di oratorio! La domanda attorno alla quale ci siamo confrontati è : cosa viene prima, fare l'animatore o essere animatori? Dopo un po' di riflessione personale abbiamo condiviso i differenti modi di pensare e ci siamo dati delle linee direttive dentro le quali stare. Poi non è difficile intuire che prima occorre essere animatore per poi svolgere quelle funzioni che sono proprie dell'animatore.
Per lavorare
Il clima che si è creato nei tre giorni di programmazione è stato un ulteriore aiuto perché le tematiche potessero svolgersi al meglio. Chi è venuto a questa tre giorni sapeva di dover lavorare, che quell'esperienza non era un campo classico… tanti di loro nella verifica fatta nel momento finale si sono stupiti di quello che si era compiuto. Non pensavano di poter concludere nella completezza l'itinerario proposto.
Dopo queste due grandi riflessioni abbiamo visto le varie attività che sono presenti nel calendario oratoriale e, divisi in gruppetti, gli animatori si sono divisi e ne hanno verificato la validità e pensato ad eventuali cambiamenti e aggiustamenti. Sono uscite cose veramente interessati!
Collaborazione
Ringraziamo il buon Gesù e lo Spirito Santo che ha compiuto belle cose in loro. Frutto di questo lavoro è sicuramente un'attenzione alle varie fasce d'età… GRINV, Happy Hours per i ragazzi e ragazze di seconda e terza media, le pizzate per la prima media, alcuni momenti per le superiori. Abbiamo già anche abbozzato il periodo per il GREST e i campi del 2010!.... insomma abbiamo proprio lavorato.
Unità:
Spendo ancora due parole su un ulteriore lavoro fatto … l'attenzione alla realtà di Somaino con la quale bisogna veramente collaborare… pur nella diversità non dobbiamo mai dimenticare che siamo un'unica parrocchia… via le divisione e gli ostacoli che minano l'unità di azione! Se non tentiamo con tutto noi stessi di fare ciò diventiamo testimoni annacquati e mostriamo solo noi e non Gesù! Occorre a questo proposito un serio esame di coscienza e un rinnovato impegno.
Attività
Per le date? Momenti? Attività? Non voglio svelarvi tutto.. su questo numero di vita olgiatese trovate i primi appuntamenti.. altri li troverete sull'oratorio del mese nuovo. Altri ancora sul sito ( rinnovato!) della parrocchia … insomma mezzi e strumenti non mancano…. Ma non sono sufficienti! Occorrete voi! A nome dei sacerdoti…degli animatori e di chi collabora… vi aspettiamo! Perché insieme è più bello!
Don Silvio


S.Francesco : uno stile come modello di vita
CAMPO SUPERIORI ASSISI 18 – 26 LUGLIO 2009
Andare ad Assisi per tutti è parlare di san Francesco, ma ora per noi sarà anche parlare del nostro campo, forse con il passare del tempo ci dimenticheremo cosa in particolare abbiamo fatto, cosa abbiamo visto, ma ci rimarranno le riflessioni, le persone e lo stile.
Le riflessioni perché la storia di san Francesco non può non coinvolgere. Uno che palesemente non è nato santo, che da giovane voleva fare la bella vita e la sua aspirazione massima era primeggiare… chi può dire di non rispecchiarsi in questo? Quanta violenza facciamo pur preferendo la pace, istintivamente l’agnello al leone?
Poi Francesco si ammala e fa un incontro, incontra un lebbroso, poi un Dio crocifisso in una chiesetta sperduta, incontra i veri poveri, cadono le sue sicurezze, si pone delle domande, cambia, si converte, ora ha occhi nuovi… ed è solo il primo passo, noi che sicurezze abbiamo? Ci facciamo delle domande? Chi è per noi Dio? Dove lo troviamo? Ci fidiamo di Lui? Ci sentiamo stimati e amati da Lui? Cos’è la povertà? Chi sono i poveri?
Altri argomenti di discussione è stata l’amicizia tra Francesco e Chiara… noi che amicizie abbiamo?crediamo nell’amicizia tra uomo e donna?chiediamo aiuto quando ne abbiamo bisogno?a chi?e Francesco decide di stare dentro la Chiesa, chiede l’approvazione del papa e sappiamo tutti di quanto, soprattutto a quel tempo, la Chiesa fosse corrotta e non trasparente… noi che opinione abbiamo della Chiesa?come la giudichiamo? Come giudichiamo gli altri? Francesco aveva capito che abbiamo un Dio che non giudica ma salva.
Nelle cinque squadre sono stati questi gli spunti di discussione e state sicuri che anche da chi meno te lo aspettavi sono arrivate delle risposte, dei dubbi, dei nuovi interrogativi… ci sono ragazzi che veramente si stanno interrogando sulla loro vita, sulla loro fede.
Le persone perché ogni campo è un’esperienza a se e tutti quelli che li hanno fatti lo sanno bene, ma ciò che li accomuna è la scoperta o riscoperta degli altri, e, come ha sottolineato qualche ragazzo, se fosse mancata anche una sola delle persone che c’erano, non sarebbe stato lo stesso. Eravamo in tanti, sessantasei, e non è stato materialmente possibile approfondire i rapporti con tutti, ma che bello è stato condividere momenti più o meno spensierati con le persone che avevamo accanto, che bello è stato giocare insieme per le strade di Assisi, spacciarsi per contrabbandieri e correre, cartina alla mano, per raggiungere la base, andare tutti insieme alla caccia della persona con quel determinato particolare… che bello è stato trovare almeno una persona che ti ha ascoltato, su cui hai riversato tutte le parole che avevi da dire… sono tutte cose che uniscono che fanno gruppo e che permettono di conoscere nuovi amici, di cambiare il giudizio sulle persone, perché verificare di direttamente come è una persona è diverso da farsi un opinione su cose dette e raccontate da altri.
Lo stile è stato quello dello stare insieme, del rifletterei insieme, del pregare insieme, del cantare insieme, cercando di imparare a rispettare i tempi e le esigenze di tutti, limitando il proprio egoismo e cercando gli altri, ascoltandoli e divertendosi insieme a loro. Sono cose che non si dimenticano, soprattutto tornati a casa dove il clima cambia e si rientra nella ruota del quotidiano.
I luoghi visitati, i testimoni incontrati, le gag, gli scherzi, le risate, le battute sono stati tanti, ma qui li tralasciamo se siete curiosi andate a chiedere a chi ha partecipato e dopo aver ascoltato e riso insieme a lui provate a chiedergli cosa veramente gli è rimasto del campo, cosa lo ha veramente colpito… potreste stupirvi della risposta…
CAMALDOLI E NON SOLO..
Abbiamo fatto tanti, ma davvero tanti kilometri, ma alla fine siamo sicuramente soddisfatti. Viaggiare fra Firenza, San Marino, Arezzo, La Verna e il mare ci ha permesso di vedere luoghi meravigliosi, splendide opere d’arte. Ed è stato confermato ancora una volta il detto, VIAGGIANDO SI IMPARA. Si! Abbiamo davvero imparato moltissime cose in questa vacanza 2009. La nostra base era una casa presso Camaldoli, un po’ sperduta ma sicuramente accogliente. Ogni mattina, seguendo le indicazioni di un molto (poco!) affidabile navigatore ci si muoveva alla volta della nostra meta. Arezzo è stata per tutti una piacevole sorpresa, una piccola città davvero molto affascinante. Firenze è un classico, ma non a tutti capita di poter celebrare la Messa all’interno del Duomo. Dopo due giorni di cammino per le due città i nostri piedi chiedevano riposo; accontentati! Siamo partiti in direzione Cattolica per goderci un po di mare. E poi il giorno dopo ancora in viaggio verso La Verna, a scoprire ancora quella grandiosa figura che è San Francesco. E via alla scoperta di San Marino. Un percorso avventuroso, un caldo pazzesco, ma decisamente una bella giornata. Ed era già arrivato l’ultimo giorno, un po’ di mare a Cesenatico, e un momento molto forte con le suore di clausura di Faenza.
Viaggiando si impara quindi! Abbiamo imparato che un’opera d’arte non può considerarsi tale se non è stata commentata dal Vasari. Che l’intuito e una cartina alle volte sono meglio del navigatore. Abbiamo imparato che se si fa affidamento alla Provvidenza di Dio otteniamo quello di cui abbiamo bisogno. Abbiamo imparato a vivere da famiglia allargata e a dormire tutti nella stessa camera. Grazie ai nostri simpatici e numerosi vicini di casa abbiamo capito che esistono ancora delle famiglie unite che cercano di portare avanti i nostri stessi valori. E che assistere alla Messa vicino a una scala ripida può essere pericoloso.
Le parole e le riflessioni di Giovanni Paolo II ci hanno aiutato per tutto il campo, a riflettere, a confrontarci, a crescere insieme. Un filo rosso che ci ha portato a conoscere il particolare rapporto che legava il Papa a Maria, ai bambini, alla sofferenza, ai giovani. Passando per queste riflessioni, per la Messa e le preghiere quotidiane, per la visita a La Verna e per l’incontro con le suore di clausura possiamo dire di essere cresciuti, oltre che nell’amicizia fra di noi, anche nella fede.
E per tutta questa esperienza non ci resta che ringraziare don Silvio per l’organizzazione e per la fiducia che ci ha dimostrato.Grazie.
Noi 17