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Riflessioni

Oratorio: come scendere in campo!
La riflessione che voglio offrivi su questo nuovo numero di Vita Olgiatese riguarda un po' il modo con cui dobbiamo scendere in campo in oratorio e nelle varie attività che ci vengono proposte. Alla luce delle attività che abbiamo svolto in questo periodo mi sembra bello evidenziare alcuni atteggiamenti necessari perché il nostro scendere in campo sia efficace il più possibile per una comunione viva e reale come ci insegna il Signore Gesù. Esistono modi di pensare differenti che tante volte si presentano nello svolgersi delle attività, alcune provocazioni ci possono aiutare a fare une esame di coscienza. a) quali sono le motivazioni che mi spingono a fare servizio in oratorio? A titolo di chi svolgo un servizio? So quale è il progetto che si è pensato per costruire l'identità di oratorio non solo come quel luogo dove si fa attività ma dove soprattutto si vuole vivere uno stile particolare? Eccovi di seguito, a mio parere, alcune attenzioni da avere e atteggiamenti da vivere.
L'ascolto autentico dell'altro. Tante volte non prestiamo la giusta attenzione alle cose che gli altri dicono e, a volte, non prestiamo attenzione neanche a chi è con noi. L'indifferenza uccide le relazioni molto più che qualche litigata.
La seconda condizione deve essere la verità che si concretizza nella carità (cioè l'andare verso l'altro) e la correzione fraterna che significa a volte anche andare in opposizione all'altro però non come giudice spietato degli altri ma come persona che vuole amare veramente e non si sottrae al confronto. Sono sempre più convinto che solo se impariamo a dirci le cose in faccia e non alle spalle allora diventeremo uomini e donne autentiche e testimoni di quel Signore Gesù che è la Verità stessa che il cristiano deve prendere come esempio. Personalmente penso che si debba lavorare tutti insieme in questa direzioni, ognuno con il proprio ruolo e non è giusto che sia un carabiniere che passa in oratorio perché altri non fanno ciò che devono e, al contrario, non dovrebbe esserci neppure un'assenza di regole perché si pensa che il luogo sia per tutti a qualsiasi costo! Come consueto aspetto considerazioni e opinioni su queste poche righe. In attesa di continuare a scrivere sul prossimo numero di vita olgiatese ( chi tace acconsente? O non dice niente?) fatemi sapere

Don Silvio

ORATORIO: imparare a guardare oltre

Mi trovo a scrivere queste righe di vita olgiatese con, alla memoria, alcuni dialoghi e colloqui personali avuti in questi giorni. Prendete queste parole come una condivisione di quello che ho pensato. In un luogo come l'oratorio è molto importante vivere uno stile che richiama la logica di Gesù. L'ambiente che dobbiamo sentire sempre più nostro esprime una mentalità e una logica che è portata dai nostri comportamenti e dalle nostre scelte pratiche. Dobbiamo imparare a guardare oltre. Quale senso do a questa affermazione? Eccolo di seguito: non dobbiamo fermarci e considerare solo quello che accade o che ci sembra di percepire nello svolgersi delle attività e delle relazioni con gli altri. Occorre sempre provare a distinguere il senso delle scelte che gli altri compiono e non avere la pretesa di comprendere subito il significato di quello che l'altro fa. Una condizione indispensabile per riuscire a guardare oltre e leggere le situazioni in modo corretto è il dialogo che deve avere delle caratteristiche precise: un dialogo franco, autentico che punta a costruire più che a demolire. Un dialogo che parte dal lasciarsi mettere in discussione per accogliere la bellezza e la novità dell'altro. Il Signore Gesù ci chiede di essere responsabili delle nostre scelte e dei nostri comportamenti. Attraverso questi noi costruiamo una logica che mira ad irrobustire le nostre relazioni o che altrimenti le affossa ( se mi permettete questa espressione). Imparare a guardare oltre vuol dire considerare i punti di forza dell'oratorio ovvero la sua capacità aggregativa e il suo stile di condivisone e di comunione che non deve mai mancare. Non siamo "un'agenzia sociale" che propone delle attività. Ma siamo la più grande espressione parrocchiale che educa i giovani e gli adolescenti ad uno stile evangelico e di condivisione. Questa alta pretese non la si può raggiungere da soli non lo può fare il prete da solo e non lo possono fare neppure un gruppo esclusivo di persone. Si è chiesa (e noi vogliamo esserlo!) quando ognuno mette insieme i propri talenti e le proprie capacità, quando si impara a lasciarsi guidare dalla Chiesa che ha il compito di custodire ed alimentare la fede dei cristiani. Solo così scopriremo che imparare a guardare oltre è possibile. Daremo nuovo vigore Alle nostre relazioni e alla bellezza della nostra quotidianità. Siamo in cammino insieme per rendere visibile e meraviglioso ( inteso come: suscitare meraviglia) il vangelo; mostrando che questo può essere concreto e vissuto da chi segue il Signore. Allora buon cammino in questo tempo di Pasqua tempo del dono dello Spirito e della comunione tra di noi.

Don Silvio



ORATORIO: DARE AVERE


Queste due nuove parole ci guidano nella riflessione che voglio proporvi in questo numero di Vita Olgiatese. Tante volte mi interrogo su come devono essere le relazioni umane tra persone che camminano insieme e vogliono costruire un progetto comune. Con quali occhi accostare e guardare a queste due parole? Due prospettive: a) dal punto di vista umano io compio qualcosa e spendo energie per qualcosa che mi fa star bene e che mi rida' qualcosa in cambio. Spendo tempo, energie, libertà perché mi possa sentire gratificato o con la coscienza a posto. C'è sempre la tentazione di fare per avere in cambio qualcosa, con la consapevolezza che tante volte la risposta o il ritorno non giunge dagli altri o dalle cose che faccio (e si può innescare un senso di fatica e di scoraggiamento). Il mio servizio in parrocchia, in oratorio che prospettiva deve avere? Quale è la motivazione per cui svolgo il mio sevizio e spendo il mio tempo? B) se confronto queste due parole con il vangelo mi viene subito alla mente una frase del vangelo che dice .. dopo che avete fatto tutto quello che dovevate riconoscetevi servi inutili. Questa frase è un po' uno schiaffo al nostro egoismo e alla nostra superbia, ma il Vangelo ci provoca e ci indica quale strada percorrere per riscoprire la bellezza della proposta di Gesù. Quale deve essere allora mia preoccupazione nella vita: dare o ricevere? Anche le relazione che abbiamo in questo ambito possono essere riscoperte con un parametro differente. Io do agli altri perché qualcun'altro in modo gratuito e immeritato dona a me. Il debito (se mi passate questo termine) che abbiamo nei confronti di Dio non può lasciarci tranquilli. Forse dobbiamo proprio misurare il nostro modo di vivere con il modo con cui Dio ci tratta. Come Lui così siamo chiamati anche noi a fare… certo che parole come: gratuità, disinteresse e dono, non sono facili da comprendere e da vivere. Però con l'aiuto del Signore Gesù possiamo imparare a percorrere questa nuova strada. Alcune domande per lasciare aperta la questione: che ruolo ho all'interno della comunità parrocchiale? Quanto sento il senso di appartenenza ad una comunità? Che cosa mi aspetto in cambio per quello che faccio?
A tutti un buon cammino e buona Pasqua nel Signore Risorto!

Don Silvio


La visita del Vescovo Diego alla nostra Parrocchia

Nei giorni dal 22 al 25 gennaio 2010 la nostra parrocchia ha avuto la Grazia di vedere camminare sulle sue strade il nostro Diego. Come pastore egli ha voluto conoscere i collaboratori della parrocchia dall'oratorio e oltre, strumenti preziosi che permettono alla nostra realtà di vivere e di divenire sempre più luogo di educazione nella fede e cartina tornasole per la verità delle nostre relazioni . Il nostro vescovo ha condiviso un po' del suo tempo ascoltando i vari collaboratori ; penso all'incontro tenuto in teatro Aurora venerdì 22 con i ragazzi delle superiori, con i giovani e con i collaboratori dell'oratorio; ci ha esortato ad essere strumenti di Dio per essere un linguaggio comprensibile a chi ci è accanto. A contagiare con l'entusiasmo giovanile i vari ambiti della nostra parrocchia e in modo privilegiato l'oratorio; penso all'incontro che ha tenuto con le associazioni presenti nel territorio e come ha esortato ad essere collaboratori per il bene comune in una vera logica di solidarietà e di trasparenza; infine ripenso all'incontro con tutti i collaboratori della parrocchia ( in un temine preciso "la comunità apostolica" ). A chi si è presentato in teatro Aurora quella domenica pomeriggio, ha richiamato l'importanza e la necessità di una collaborazione tra laici e presbiteri in una chiesa che è resa visibile in modo autentico dal nostro modo di volerci bene; riconoscendo che la carità la si esercita in un servizio spesso silenzioso e poco appariscente. In modo chiaro poi ha richiamato l'esigenza di una formazione costante. La lettura del vangelo in modo continuato e per più volte; la partecipazione alla messa domenicale e la quotidianità della preghiera personale sono stati solo alcuni dei temi che ha trattato. Ci ha dato, insomma una linea chiara dentro la quale muoversi. Senza dubbio poi arriveranno nuove disposizioni, annotazioni che aspettiamo con gioia per percorrere, in modo più spedito, il cammino cristiano che ci deve caratterizzare. Potete scaricare sul sito alcune foto e tenervi aggiornati sulle attività previste…

A tutti un buon cammino e un grazie a chi rende possibile le varie attività e scende in campo in prima persona per condividere i valori che Gesù ci insegna.

Don Silvio


Oratorio: tempo di programmazione

Queste righe per presentare un po' a tutti il lavoro che abbiamo fatto con alcuni ragazzi delle superiori all'inizio del mese di settembre. Ci siamo fermati tre giorni davanti alle attività e alla realtà dell'oratorio per analizzare le varie componenti e cercare di sperimentare soluzioni appropriate per rendere la vita dell'oratorio ancora più viva. La mia vuole essere un po' una cronaca di quello che abbiamo svolto.

Insieme: Oratorio e animatori
Innanzitutto ho voluto portare con me i ragazzi delle superiori perché sarà con loro, in modo particolare, che lavoreremo per le varie attività dell'oratorio. Penso sia un modo buono per farli sentire partecipi e protagonisti delle dinamiche e delle gioie (anche…delle fatiche) che vivremo durante questo nuovo anno parrocchiale. Abbiamo riflettuto sulla realtà dell'oratorio e ci siamo soffermati sull'idea che l'oratorio prima di essere una struttura che offre un servizio deve essere uno luogo con uno stile ben preciso. Non è sufficiente organizzare attività per tenerci occupati od occupare gli altri. Occorrono scelte specifiche finalizzate alla crescita non solo della realtà umana delle persone e dei ragazzi ma anche e in modo particolare dello sviluppo della coscienza cristiana e di quei valori che derivano dal vangelo. Chi entra in oratorio dovrebbe respirare questo "clima". La seconda grande riflessione che ci ha coinvolti e scaldati anche un pò è stata sulla figura dell'animatore. Cioè di colui che "presta servizio" in ambito di oratorio! La domanda attorno alla quale ci siamo confrontati è : cosa viene prima, fare l'animatore o essere animatori? Dopo un po' di riflessione personale abbiamo condiviso i differenti modi di pensare e ci siamo dati delle linee direttive dentro le quali stare. Poi non è difficile intuire che prima occorre essere animatore per poi svolgere quelle funzioni che sono proprie dell'animatore.

Per lavorare
Il clima che si è creato nei tre giorni di programmazione è stato un ulteriore aiuto perché le tematiche potessero svolgersi al meglio. Chi è venuto a questa tre giorni sapeva di dover lavorare, che quell'esperienza non era un campo classico… tanti di loro nella verifica fatta nel momento finale si sono stupiti di quello che si era compiuto. Non pensavano di poter concludere nella completezza l'itinerario proposto.

Dopo queste due grandi riflessioni abbiamo visto le varie attività che sono presenti nel calendario oratoriale e, divisi in gruppetti, gli animatori si sono divisi e ne hanno verificato la validità e pensato ad eventuali cambiamenti e aggiustamenti. Sono uscite cose veramente interessati!


Collaborazione
Ringraziamo il buon Gesù e lo Spirito Santo che ha compiuto belle cose in loro. Frutto di questo lavoro è sicuramente un'attenzione alle varie fasce d'età… GRINV, Happy Hours per i ragazzi e ragazze di seconda e terza media, le pizzate per la prima media, alcuni momenti per le superiori. Abbiamo già anche abbozzato il periodo per il GREST e i campi del 2010!.... insomma abbiamo proprio lavorato.

Unità:
Spendo ancora due parole su un ulteriore lavoro fatto … l'attenzione alla realtà di Somaino con la quale bisogna veramente collaborare… pur nella diversità non dobbiamo mai dimenticare che siamo un'unica parrocchia… via le divisione e gli ostacoli che minano l'unità di azione! Se non tentiamo con tutto noi stessi di fare ciò diventiamo testimoni annacquati e mostriamo solo noi e non Gesù! Occorre a questo proposito un serio esame di coscienza e un rinnovato impegno.

Attività
Per le date? Momenti? Attività? Non voglio svelarvi tutto.. su questo numero di vita olgiatese trovate i primi appuntamenti.. altri li troverete sull'oratorio del mese nuovo. Altri ancora sul sito ( rinnovato!) della parrocchia … insomma mezzi e strumenti non mancano…. Ma non sono sufficienti! Occorrete voi! A nome dei sacerdoti…degli animatori e di chi collabora… vi aspettiamo! Perché insieme è più bello!

Don Silvio






S.Francesco : uno stile come modello di vita


CAMPO SUPERIORI ASSISI 18 – 26 LUGLIO 2009

Andare ad Assisi per tutti è parlare di san Francesco, ma ora per noi sarà anche parlare del nostro campo, forse con il passare del tempo ci dimenticheremo cosa in particolare abbiamo fatto, cosa abbiamo visto, ma ci rimarranno le riflessioni, le persone e lo stile.
Le riflessioni perché la storia di san Francesco non può non coinvolgere. Uno che palesemente non è nato santo, che da giovane voleva fare la bella vita e la sua aspirazione massima era primeggiare… chi può dire di non rispecchiarsi in questo? Quanta violenza facciamo pur preferendo la pace, istintivamente l’agnello al leone?
Poi Francesco si ammala e fa un incontro, incontra un lebbroso, poi un Dio crocifisso in una chiesetta sperduta, incontra i veri poveri, cadono le sue sicurezze, si pone delle domande, cambia, si converte, ora ha occhi nuovi… ed è solo il primo passo, noi che sicurezze abbiamo? Ci facciamo delle domande? Chi è per noi Dio? Dove lo troviamo? Ci fidiamo di Lui? Ci sentiamo stimati e amati da Lui? Cos’è la povertà? Chi sono i poveri?
Altri argomenti di discussione è stata l’amicizia tra Francesco e Chiara… noi che amicizie abbiamo?crediamo nell’amicizia tra uomo e donna?chiediamo aiuto quando ne abbiamo bisogno?a chi?e Francesco decide di stare dentro la Chiesa, chiede l’approvazione del papa e sappiamo tutti di quanto, soprattutto a quel tempo, la Chiesa fosse corrotta e non trasparente… noi che opinione abbiamo della Chiesa?come la giudichiamo? Come giudichiamo gli altri? Francesco aveva capito che abbiamo un Dio che non giudica ma salva.
Nelle cinque squadre sono stati questi gli spunti di discussione e state sicuri che anche da chi meno te lo aspettavi sono arrivate delle risposte, dei dubbi, dei nuovi interrogativi… ci sono ragazzi che veramente si stanno interrogando sulla loro vita, sulla loro fede.
Le persone perché ogni campo è un’esperienza a se e tutti quelli che li hanno fatti lo sanno bene, ma ciò che li accomuna è la scoperta o riscoperta degli altri, e, come ha sottolineato qualche ragazzo, se fosse mancata anche una sola delle persone che c’erano, non sarebbe stato lo stesso. Eravamo in tanti, sessantasei, e non è stato materialmente possibile approfondire i rapporti con tutti, ma che bello è stato condividere momenti più o meno spensierati con le persone che avevamo accanto, che bello è stato giocare insieme per le strade di Assisi, spacciarsi per contrabbandieri e correre, cartina alla mano, per raggiungere la base, andare tutti insieme alla caccia della persona con quel determinato particolare… che bello è stato trovare almeno una persona che ti ha ascoltato, su cui hai riversato tutte le parole che avevi da dire… sono tutte cose che uniscono che fanno gruppo e che permettono di conoscere nuovi amici, di cambiare il giudizio sulle persone, perché verificare di direttamente come è una persona è diverso da farsi un opinione su cose dette e raccontate da altri.
Lo stile è stato quello dello stare insieme, del rifletterei insieme, del pregare insieme, del cantare insieme, cercando di imparare a rispettare i tempi e le esigenze di tutti, limitando il proprio egoismo e cercando gli altri, ascoltandoli e divertendosi insieme a loro. Sono cose che non si dimenticano, soprattutto tornati a casa dove il clima cambia e si rientra nella ruota del quotidiano.
I luoghi visitati, i testimoni incontrati, le gag, gli scherzi, le risate, le battute sono stati tanti, ma qui li tralasciamo se siete curiosi andate a chiedere a chi ha partecipato e dopo aver ascoltato e riso insieme a lui provate a chiedergli cosa veramente gli è rimasto del campo, cosa lo ha veramente colpito… potreste stupirvi della risposta…

CAMALDOLI E NON SOLO..
Abbiamo fatto tanti, ma davvero tanti kilometri, ma alla fine siamo sicuramente soddisfatti. Viaggiare fra Firenza, San Marino, Arezzo, La Verna e il mare ci ha permesso di vedere luoghi meravigliosi, splendide opere d’arte. Ed è stato confermato ancora una volta il detto, VIAGGIANDO SI IMPARA. Si! Abbiamo davvero imparato moltissime cose in questa vacanza 2009. La nostra base era una casa presso Camaldoli, un po’ sperduta ma sicuramente accogliente. Ogni mattina, seguendo le indicazioni di un molto (poco!) affidabile navigatore ci si muoveva alla volta della nostra meta. Arezzo è stata per tutti una piacevole sorpresa, una piccola città davvero molto affascinante. Firenze è un classico, ma non a tutti capita di poter celebrare la Messa all’interno del Duomo. Dopo due giorni di cammino per le due città i nostri piedi chiedevano riposo; accontentati! Siamo partiti in direzione Cattolica per goderci un po di mare. E poi il giorno dopo ancora in viaggio verso La Verna, a scoprire ancora quella grandiosa figura che è San Francesco. E via alla scoperta di San Marino. Un percorso avventuroso, un caldo pazzesco, ma decisamente una bella giornata. Ed era già arrivato l’ultimo giorno, un po’ di mare a Cesenatico, e un momento molto forte con le suore di clausura di Faenza.
Viaggiando si impara quindi! Abbiamo imparato che un’opera d’arte non può considerarsi tale se non è stata commentata dal Vasari. Che l’intuito e una cartina alle volte sono meglio del navigatore. Abbiamo imparato che se si fa affidamento alla Provvidenza di Dio otteniamo quello di cui abbiamo bisogno. Abbiamo imparato a vivere da famiglia allargata e a dormire tutti nella stessa camera. Grazie ai nostri simpatici e numerosi vicini di casa abbiamo capito che esistono ancora delle famiglie unite che cercano di portare avanti i nostri stessi valori. E che assistere alla Messa vicino a una scala ripida può essere pericoloso.
Le parole e le riflessioni di Giovanni Paolo II ci hanno aiutato per tutto il campo, a riflettere, a confrontarci, a crescere insieme. Un filo rosso che ci ha portato a conoscere il particolare rapporto che legava il Papa a Maria, ai bambini, alla sofferenza, ai giovani. Passando per queste riflessioni, per la Messa e le preghiere quotidiane, per la visita a La Verna e per l’incontro con le suore di clausura possiamo dire di essere cresciuti, oltre che nell’amicizia fra di noi, anche nella fede.
E per tutta questa esperienza non ci resta che ringraziare don Silvio per l’organizzazione e per la fiducia che ci ha dimostrato.Grazie.
Noi 17



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