IL
VESCOVO E I GIOVANI
il piacere di un incontro
Abbiamo ancora davanti agli occhi la recente visita pastorale del nostro
vescovo Diego alla zona Prealpi, avvenuta propri
o
qui da noi. Soprattutto abbiamo ancora nelle orecchie i suoi dialoghi,
le sue parole lucide e chiare, i suoi ragionamenti schietti e vivaci,
rivolti ai molti fedeli incontrati in quella giornata, e portiamo nel
cuore le intuizioni e le piccole conferme che abbiamo potuto ottenere
durante gli incontri, secondo l'intelligenza della propria fede.
Diciamolo con franchezza: il nostro Vescovo è una persona affabile, di
facile accostamento, ed è un piacere ascoltarlo. Lo vedevo
nell'atteggiamento interessato dei ragazzi e giovani che hanno preso
parte all'incontro con lui, alle ore 18.00 di quel martedì 8 aprile...
Sinceramente non credevo che gli adolescenti e i giovani a quell'ora,
tra impegni di scuola e di lavoro, vi partecipassero così numerosi!
Avevamo preparato sì e no 100 posti, e ne sono arrivati 200! (qualcuno
dice anche di più!) lasciando sorpresi tutti! A volte i giovani
sorprendono. Di certo, il Vescovo non si è lasciato sfuggire una
occasione propizia per annunciare il Vangelo a partire dai temi che i
giovani stessi (poche domande per la verità, ma efficaci) avevano voluto
rivolgere al Vescovo direttamente. Eccovi una breve sintesi delle
risposte del Vescovo.
Prima di affrontare le vostre domande volevo fare un’osservazione un po’
provocatoria, se mi consentite: mentre si cantava io vi ho guardato in
faccia e dico: “Va’ che impostori!”, con rispetto parlando. Il canto
diceva: “Come vivo fuoco si accende in noi un’immensa felicità” e la
metà di voi aveva una faccia da funerale! Avete mai sentito parlare di
Ignazio Silone? Non è un santo; è un letterato, un romanziere agnostico,
anche abbastanza pessimista, al quale è stato chiesto come mai non
voleva diventare cristiano, e diceva: “Ma come faccio io a prendere sul
serio i cristiani i quali dicono di aspettare che si compia la beata
speranza e venga il loro Signore Gesù Cristo, e l’aspettano con la
stessa faccia con la quale uno aspetta l’autobus alla fermata il lunedì
mattina?!”. Una grande donna, grandissima donna, che non è riuscita ad
arrivare al battesimo anche se aveva una grande simpatia per il
cristianesimo, si chiamava Simon Weil, ebrea, diceva: “Ma la
risurrezione, la Pasqua,…Adolfo Hitler potrebbe risorgere anche 10 volte
e non avrei il minimo dubbio che non si tratta del figlio di Dio,
certamente non lo è”; il problema della gioia della risurrezione, di
questa immensa felicità è collegato al tasso di profondità della tua
relazione personale con Gesù… Ma se Gesù non ha nella tua vita una
dimensione chiara, una presenza viva, se non ti ha suscitato un po’ di
speranza per dire: “ma come sarebbe bello se quelle cose che ha detto
questo tale fossero vere!”. Ma come sarebbe sconvolto il mondo se le
prendessimo sul serio! Perché Gesù c’era stato anche prima della Pasqua;
se non ci fosse stato, uno può anche fare la Pasqua tutti i giorni ma
non cambierebbe niente.
PRIMA DOMANDA:
Come si possono sfruttare i mezzi di comunicazione per l’educazione dei
giovani? Dobbiamo evitarli? Quali dobbiamo usare? Con quali scopi e
modalità?
Io credo che non debbano essere demonizzati, non bisogna dire “brutti e
cattivi, la televisione è uno schifo, diseduca, i giornali sono tutti
imbroglioni”…; questi atteggiamenti un po’ polemici, un po’ aggressivi
non mi convincono; voi avete una sovrabbondanza di dati e informazioni,
di stimoli in tempo reale da tutto il mondo ogni giorno, che è
indescrivibilmente più vasta di quello che avevamo a disposizione fino a
qualche decennio fa. E’ vero, però questo crea un “gap”, una differenza,
una sproporzione tra questa sovrabbondanza e la scarsità del pensiero,
del pensare con la propria testa, del riflettere criticamente sulle
cose, del fare delle connessioni; anche la scuola ci si mette a
trasmettere soltanto informazioni e nozioni, e agli esami a chiedervi di
dare semplicemente conto di ciò che avete immagazzinato come se foste
degli i-pod umanizzati, il gioco è fatto, siete finiti come uomini e
come donne, siete assolutamente programmati come consumatori, siete
rigorosamente progettati per entrare nel ciclo della produzione fatta
per il consumo e delle esigenze disumane, non reali alle quali siete
continuamente sollecitati, a dare una risposta, e l’umanità non può che
degradare; il degrado dell’ecologia per cui rischiate voi, di consegnare
voi ai vostri figli un mondo in gran parte invivibile, questo degrado
dell’ecologia è soltanto una conseguenza secondaria del degrado
umanistico, dell’umano, perché mettersi a pensare con la propria testa,
mettersi a fare l’esperienza gratuita e immensamente gratificante della
contemplazione del vero, del bene e del bello è ciò che ci rende davvero
umani! Pensare con la propria testa! Gesù dice ai farisei: “Scusate un
attimo, voi avete il vostro bollettino meteorologico, voi guardate il
cielo e vedete che rosseggia e dite: “domani piove”, e capita; poi avete
l’esperienza per dire: “viene il vento da sud, lo scirocco, domani farà
caldo”, e capita. E allora, se avete quella testa lì, perché non la
usate voi? Perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?”. E questo
molti cristiani non lo sanno, molti cristiani pensano che a furia di
credere uno può anche mandare in vacanza il cervello, e viceversa se uno
vuol capire, pensare con la sua testa, non ha bisogno di credere: è vero
il contrario; la fede cristiana ti invita a pensare, la fede cristiana è
uno stimolo a uscire dalla condizione di schiavo il quale si accontenta
senza capire di eseguire gli ordini per evitare il bastone e per
mangiare la carota come un asino. Questo è l’atteggiamento dello
schiavo. “Io non vi chiamo più servi, vi chiamo amici” dice Gesù,
“perché tutto quello che il padre mi ha detto di comunicarvi io ve l’ho
detto e adesso lo sapete e adesso tocca a voi, tocca a voi”. Allora
torniamo un momento alla comunicazione sociale: se per alcuni aspetti è
usata male, perché per altri aspetti usata bene è una grande benedizione
di Dio, una grande premessa di democrazia, di libertà, di giustizia, di
informazione, ma se usata male la comunicazione sociale sortisce come
risultato quello di addormentarti: tu non puoi continuare a prendere il
sonnifero… È una cosa tremenda: io accumulo notizie, accumulo
informazioni; il mio computer di informazioni ne ha più di me. Ma il mio
computer è fondamentalmente stupido. Vedete quale è il pericolo allora
della comunicazione sociale usata male, di illuderci di essere persone
adulte informate aggiornate alla pari che “conosco bene il mondo”…! che
conosco bene cosa?! Hai nella testa una serie di penne da 8 gbyte
ciascuna, che non riesci più a tirare fuori un pensiero decente per la
donna che ami! Non riesci più a riflettere per dare un senso umano
plausibile al tuo impegno per un mondo migliore! Allora lasciatevi
convincere da Gesù che dice: “Vi ho dato la testa non come soprammobile,
impara a pensare”, fatti delle domande, esigi che ti si prenda sul serio
quando metti il dubbio su uno o l’altro degli addendi del conto che ti
viene presentato dalla vita… Ripeto: non demonizzate queste cose perché
non sono brutte e cattive in sé, anzi sono utili, se sono usate bene
sono utili, ma non vi lasciate prendere nella trappola e non lasciate
che i vostri amici, tanto più i vostri fratelli minori che magari
vengono affidati a voi come animatori o come catechisti o come
responsabili, si lascino prendere nella trappola, perché è una trappola
mortale, non si riesce più ad affrontare la vita a livello giusto, la si
affronta ad un livello del dare e dell’avere, del produrre e consumare,
a livello della commercializzazione, allora ti scappa la cosa più bella
della vita; sai cosa è la cosa più bella della vita? È la bellezza che è
l’insieme di una verità buona e di una bontà vera…
SECONDA
DOMANDA
Di fronte al problema dei giovani che si allontanano dalla vita
cristiana dopo aver ricevuto i sacramenti dell’iniziazione, secondo lei
cosa c’è di sbagliato o di insufficiente nella pedagogia catechistica
della Chiesa? Perché molti adolescenti si vergognano di essere cristiani
e di frequentare l’oratorio?
Da dove viene questa dispersione, questa diaspora, questo sparire di
tanti giovani, questa vergogna nel dire magari sul posto di lavoro, a
scuola o in classe. “io sono cristiano”?!…questa vergogna nel dire. “io
tratto il mio corpo e il corpo altrui secondo certi criteri”?!…perché
c’è questa timidità, questa incertezza, questo disagio?! Il motivo si
può riagganciare anche al discorso che abbiamo fatto poc’anzi, cioè se
uno non ha pensato il cristianesimo, se uno non è arrivato a costruire
la sua fede con dei buoni ragionamenti…finisce così. Permettetemi questo
slogan: la fede ha ragioni da vendere. Chiunque non è capace già per sè
stesso - mai poi anche a chiunque glielo chiede - di dare ragione della
fede, della speranza che è in lui, è certo che alla prima difficoltà
molla, perché è come se noi dovessimo, immaginate, andare in giro oggi
con lo stesso vestitino che avevi il giorno della prima comunione; ti
immagini che vergogna?! Non si può. La domanda dice che “dopo aver
ricevuto i sacramenti dell’iniziazione si allontanano”? Ma quando mai si
sono avvicinati?! Cos’è la vita cristiana? Come descriveresti tu la vita
cristiana? Da cosa tu riconosci un cristiano?
Ti ricordi il titolo della prima enciclica di papa Benedetto XVI? Deus
caritas est, vuol dire Dio è amore, Dio è la dedizione incondizionata di
sé, uguale amore; allora capisci che dire “al centro della mia vita” o
ci sono io, o c’è qualcosa al di fuori di me; il cristiano è certamente
su questa seconda posizione, al centro della mia vita c’è qualcosa per
la quale io sono pronto a perdere. Io mi sveglio tutte le mattine e
dico: “Signore ti ringrazio che mi hai invitato e continui a invitarmi a
smetterla di pensare a me stesso; perché io devo essere per me stesso la
cosa più noiosa, più ingombrante e meno gratificante che esiste sulla
faccia della terra, mentre io passo le giornate aiutato e spinto dal
soffio del tuo Spirito a occuparmi di Te, del Padre tuo, dello Spirito
Santo e di tutti questi fratelli e sorelle che mi stanno qua intorno”,
per cui arrivo alla fine della giornata e dico: “e Diego?”. Cosa devo
mettermi io, a preoccuparmi di me stesso? Questa è l’esperienza
cristiana, “Da questo vi riconosceranno…” dice Gesù. “Questo è il mio
comandamento: che non abolisce gli altri ma che li porta a compimento, e
il comandamento nuovo è: amatevi gli uni gli altri come io ho amato
voi”; un bel salto, perché Lui ci ha amato molto di più di quanto non
abbia amato se stesso.
Fin quando una persona non ha fatto l’esperienza dell’amore
incondizionato, la sua umanità è ancora “a mezza tacca”; si comincia ad
essere uomini e donne nella misura in cui si fa l’esperienza di qualcuno
che ci ama senza metterci delle condizioni; e se uno non ha mai
incontrato nella vita o non si è mai accorto di essere uno per il quale
qualcun’altro è pronto a morire, la sua umanità è paralizzata a metà. E
come si fa a mollare una cosa di questo genere? Si può mollare
l’abitudine di andare in chiesa, se l’abitudine di andare in chiesa non
era legata a questo brevissimo percorso motivazionale, a questo
velocissimo percorso di motivi: “vado in chiesa alla domenica, perché in
quel momento ogni settimana mi viene riproposta - e quindi vengo nutrito
dentro di me - l’esperienza dell’amore di un Dio che spezza il suo
corpo, che dona il suo sangue e mi dice fa questo in mia memoria, allora
io vado a messa capendo perché mi serve assolutamente, è un bene
assolutamente primario, senza la domenica non si può vivere.
TERZA DOMANDA
Come superare i pregiudizi largamente diffusi tra i giovani riguardo
alle proposte della Chiesa cattolica che sembrano negare la libertà
individuale e il piacere nell’amore?
Credo che io come vescovo e i preti qui presenti e quanti di voi hanno
avuto delle minime anche responsabilità di catechesi o di aiuto ai più
piccoli dobbiamo fare un po’ di esame di coscienza. Perché forse abbiamo
un po’, come dire, giustificato questa idea che la comunità cristiana è
una comunità mediocre, una comunità delle proibizioni, una comunità di
divieti, una comunità contraria alla gioia, contraria al piacere,
contraria alle cose belle della vita. Io credo che noi tutti come
cristiani dovremmo, tra le tante cose, ricordarci di fare in modo che si
capisca; ognuno fa le sue esperienze e decide liberamente, ma che si
capisca che ciò che viene proposto dai cristiani in base al vangelo che
essi conoscono è la strada della beatitudine, dello star bene in mezzo a
tutti i guai, le difficoltà, le croci, le penitenze, è la strada della
felicità vera. A questo punto facciamo il caso che così ci togliamo il
pensiero una volta per tutte del sesso. Qualcuno mi deve dimostrare che
l’utilizzo della propria istintività sessuale, riducendola a un puro e
semplice gioco che soddisfi alcune mie esigenze istintuali di equilibrio
ormonale, è la cosa che garantisce la felicità. Non è così evidente la
faccenda, anzi pare che, statistiche alla mano, la situazione di
assoluta o quasi deresponsabilizzazione nei confronti dell’istinto
sessuale non abbia condotto le nuove generazioni a un di più di forza,
di serenità, di bellezza della vita, ma abbia soltanto favorito
movimenti e processi di degrado. Facciamo l’ipotesi che quella cosa
bellissima, delicatissima e importantissima che è il mio istinto
sessuale sia orientata, sia finalizzata a esprimere e alimentare il dono
incondizionato di me e quindi richieda per funzionare bene e per
rimanere fuori dal degrado bestiale, dal degrado puramente istintivo
richieda di essere vissuta nel contesto di una reale scelta di dedizione
senza condizioni di amore per la propria persona nei confronti della
persona amata.
Sto parlando della castità cristiana, non della castità del fachiro,
perchè il cristiano non è uno che si compiace di mangiare le lampadine e
di dormire sui chiodi; la castità cristiana è elemento di quel dominio
di sé, capite la parola, di quell’essere capaci di “comandare in casa
propria”, che è a sua volta condizione indispensabile per poter dire in
maniera seria a una persona “ti amo”; se no quando dici a una persona
“ti amo” cosa vuoi dire? “Ti mangio, ti spremo, ti succhio, ti voglio”?
Cosa vuol dire “ti amo”? Se non per un cristiano, che “sono pronto a
donarti tutto di me gratis”?! Perché questo è Dio. Non c’è solo la
sessualità, però la sessualità è importante. Allora la domanda diceva
“sembrano negare il piacere nell’amore”; cos’è il piacere nell’amore?
L’orgasmo? Uno deve decidere. Se il piacere nell’amore è l’orgasmo,
siete perduti; se il piacere nell’amore è mettere la mia istintività a
servizio della pienezza di un dono che è la tua, perché io desidero che
tu sia felice , allora diventa dono potente. Se non ho fatto un minimo
passo per costruire una vita cristiana casta, come faccio ad andare da
una ragazza a dire “ti amo”? Scusa, cosa vuol dire? “Vuol dire che io
c’ho un gran piacere a fare l’amore con te”, non va mica bene, perché
quella cosa lì non è autentica, non è vera, non c’entra niente con il
rapporto vero tra due persone. Invece uno che prende sul serio il
piacere nell’amore, se l’amore ha la A maiuscola, il piacere nell’amore
è il mettere tutto se stesso a servizio della vera felicità dell’altro,
non delle sue pretese, dei suoi gusti o della sua istintività, ma di ciò
che è veramente un dono per l’altro.
QUARTA DOMANDA
Quali rapporti e quali tipi di incontri instaurare fra persone di
religioni diverse? Che ne pensa del matrimonio tra persone di diverse
religioni?
La seconda parte della domanda scende a un campo delicatissimo e
problematico che è quello del convivere all’interno di una coppia
sponsale di due persone di religioni diverse, e bisognerebbe distinguere
molto tra una religione e l’altra; invece penso dirvi qualcosa sul
cosiddetto dialogo interreligioso. Rischio di banalizzare ma spero mi
comprenderete. Anzitutto bisogna che ci sia una situazione
interreligiosa: la prima cosa da fare è che ci sia davvero una
differenza tra le religioni. Perché noi cristiani non siamo la religione
del libro; noi cristiani a differenza degli ebrei e a differenza di
musulmani e anche a differenza dei buddisti, sono probabilmente
religioni che hanno come riferimento ultimo il libro, ma né Budda, né
Maometto, né Mosè hanno mai detto “Io sono la verità”; noi siamo la
religione di una persona che è Gesù. Il libro, la scrittura a noi serve
come approccio da parte di testimoni, amici di questa persona per
entrare in un rapporto personale con Gesù; è questa la salvezza; non è
uno dei profeti, magari per noi il migliore, è un’altra cosa. Questo lo
dico non per orgoglio ma per dire che noi sappiamo di poter sempre
imparare da Gesù, perché Gesù è inesauribile, mentre un libro a un certo
punto, quando lo hai capito una volta per tutte, basta. Se tu vai dietro
a Gesù e prendi sul serio le sue parole, quelle ti bollono dentro, ti
cuociono dentro, ti cambiano dentro e cambiando approfondisci e
approfondendole cambi la vita, e cambiando la vita approfondisci
l’esperienza vitale. Quando uno pensa che la verità è tutta dentro uno
scritto, o è tutta dentro una formula o è tutta dentro un principio
generale senza fare la fatica di interpretarlo nella vita di una persona
vivente, non dialoga o fa finta di dialogare. Il cristiano può
dialogare, il cristiano scommette sulla bellezza dell’incontro e del
dialogo tra le religioni e le culture; non ci si può accontentare di
imparare le formule e di avere la verità in tasca una volta per tutte;
non ce l’ha nessuno la verità in tasca, nessuno! Ma questo non vuol dire
che nessuno di noi ha una verità ragionata, è una verità che cammina,
una verità che possiamo continuamente allargare, approfondire,
arricchire, commentare e collegare continuamente guardando, pensando,
vivendo, esplorando, conoscendo, dialogando. Questo è il dialogo tra le
religioni e io ho il vago sospetto, e lo dico senza nessuna presunzione,
che fisicamente attrezzati per questo dialogo sono i veri cristiani, gli
altri lo sono perché grazie a Dio un po’ di verità dell’umano sopravvive
in loro nonostante le ristrettezze di una religione che pretende di dire
che si è capito tutto una volta per tutte.
Sentite io vi ringrazio, siete stati di una pazienza infinita; io non so
se sono riuscito a dirvi qualcosa che possa esservi utile. Sono
questioni quelle sulle quali mi avete interrogato, che mi stanno a cuore
più di ogni altra per il vostro bene, per la vostra felicità non ho
altro interesse, a Dio l’unica cosa che interessa è che voi siate
veramente felici; questo è lo scopo di Dio. Se io devo pensare cosa sto
al mondo a fare come vescovo, devo stare dentro a questa roba qui, devo
riuscire ad assecondare questo progetto di Dio, quindi finché sarò il
vescovo di Como, volervi bene è tutto, se necessario dare la vita per
voi e perché voi siate felici. Amen.
(trascrizione non rivista dall'autore)
GLI
ALTRI MOMENTI DELLA GIORNATA COL VESCOVO
* L'incontro coi sacerdoti delle nostre parrocchie
Un ritmo elevato sin dalla mattinata: preghiera, meditazione dettata dal
Vescovo, adorazione eucaristica, pranzo fraterno e incontro con lui su
temi pastorali che gli stanno a cuore. Abbiamo certamente avuto
l'occasione per conoscerci meglio reciprocamente ed ascoltare quali
siano le urgenze che il Vescovo intende affrontare in avvenire; molto
bello lo stimolo a non pretendere le ricette per tutto, bensì a "cercare
insieme le possibili scelte pastorali".
* L'incontro coi chierichetti
Un bel momento è stato l'abbraccio "colorato" delle vesti dei 270
chierichetti delle nostre parrocchie. Il Vescovo dopo una breve
preghiera, ha ascoltato e risposto alle loro domande semplici ed un po'
curiose, sempre con paternità e simpatia. Ha fatto capire a tutti che la
chiamata di Dio è sempre possibile, purchè si voglia fare qualcosa di
bello per gli altri, conoscendo quello che ha fatto Gesù e imitandolo.
Abbiamo capito che non si riesce mai a scoprire fino in fondo Gesù: è
una scoperta che dura tutta la vita! Al termine dell'incontro il Vescovo
si è concesso benevolmente alle foto di gruppo...con ogni gruppo
chierichetti!
* La Santa Messa
...Sembrava quasi la Messa della Veglia Pasquale, quando i fedeli
riempiono la chiesa e partecipano con emozione ad ogni momento! E
difatti l'emozione era tanta, come era davvero tanta la gente,
calcolando che quasi non si finiva più di distribuire le Comunioni... Ma
l'atteggiamento bonario e rassicurante del Vescovo ha messo tutti sin
dall'inizio nella condizione di poter assistere con viva gioia e con
attenta fede alla celebrazione liturgica. Le parole calde e profonde del
Vescovo nell'omelia hanno lasciato le vere domande di fede nel cuore: "perchè
seguiamo Gesù? perchè ha dato pane gratis alle folle, o perchè
riconosciamo in lui la vera pienezza di vita per tutti, vicini e
lontani? Quanto ci crediamo?".
* L'incontro con i Consigli Pastorali delle parrocchie
Al termine della Messa, prima della Benedizione, la zona pastorale - per
mano del nostro Vicario foraneo don Mario Ziviani - ha regalato al
Vescovo un'icona di San Paolo, il suo santo "preferito", cosa che lui ha
gradito tantissimo. Terminata la celebrazione, ci sarebbe stato
l'incontro con i membri dei Consigli Pastorali delle varie parrocchie
della zona presso il teatro Aurora, ma considerato il gran numero di
persone, il Vescovo stesso ha suggerito di rimanere in chiesa: e così ha
potuto rivolgersi agli adulti, ai quali ha chiesto una partecipazione
missionaria nelle varie comunità (la vita di apostolato) e ha ribadito
l'importanza di una fede matura, adulta, "pensata", e non soltanto
abbracciata per tradizione o per abitudine o per convenienza.
Tutti hanno gradito la semplicità della sua parola e la grande capacità
comunicativa che il Vescovo ha saputo esprimere. E' stata sicuramente
una giornata faticosa, soprattutto per lui - immaginiamo -, ma
certamente proficua anche per tutti noi!
piccoli
sogni che crescono :
L’ANGOLO
LETTURA

E
L’ANGOLO LUDOTECA IN
ORATORIO!
A
tutti i bambini e ragazzi: vorremmo attivare degli spazi nuovi in oratorio, per
poter giocare insieme coi giochi di società e per scambiare la
passione della lettura…
OGNI
DOMENICA
(eccetto quelle organizzate) dalle ore 14.30
alle 18.30 presso il bar:
1)
potrete trovare qualche libro a carattere religioso
(regalati e messi a disposizione di tutti)
2)
potrete giocare con giochi in scatola…
Ma
soprattutto: creare una piccola COMPAGNIA! Venite: qualcuno vi accoglie
sempre!
Vi aspettiamo! Ciaooo!
CERCASI PAPA' BARISTI PER L'ORATORIO
Abbiamo un forte
gruppo di mamme e donne di buona volontà che hanno preso fedelmente l'impegno
del servizio al bar dell'oratorio; ora cercheremmo dei papà o degli uomini per i
turni del SABATO POMERIGGIO ore 15.30-18.00...assicurare la presenza
maschile non è mai troppo! Contattare don Gigi 031.944166.
piccoli sogni da realizzare insieme in oratorio:
CERCASI LIBRI RELIGIOSI
PER L’ANGOLO LETTURA
E AVVIO DELL’ANGOLO
LUDOTECA
Un invito a tutti i
bambini e ragazzi: vorremmo attivare degli spazi nuovi in oratorio, per poter giocare insieme coi giochi di società
e per scambiare la passione della
lettura…
Links utili:
www.prolocolgiate.it
www.comune.olgiate-comasco.co.it